Realizzato il primo processore quantistico
Alcuni ricercatori dell’università di Yale hanno annunciato la costruzione del primo processore quantico al mondo, in grado di svolgere alcuni semplici calcoli, in modo del tutto simile a quanto fa un comune processore moderno.
Dove sta quindi la notizia? Il nuovo processore quantico è composto interamente da elettroni, ed i calcoli vengono eseguiti a livello atomico (o sub-atomico, in un futuro).
Il “mattone” che consente al processore quantito di funzionare è il qubits (abbreviazione di quantum bits).
Ogni qubits è composto da qualche miliardo di atomi di alluminio, comunicanti tra di loro tramite un bus di fotoni, quindi a velocità nemmeno concepibili per l’attuale architettura di processori (molto vicine quindi a quelle della luce).
Uno dei maggiori problemi che tutt’ora afflige l’informatica quantistica è proprio la durata dei qubits, ossia delle componenti fondamentali senza le quali il processore quantistico rimarrà un concetto astratto.
Fin a poco tempo fa un qubits era in grado di resistere solamente per qualche nanosecondo, poi interveniva un fenomeno di agitazione e disgregazione dei qubits, che comportava la perdita delle informazioni.
A Yale sono riusciti a stabilizzare i qubits fino ad portando il loro tempo di sopravvivenza sino a qualche microsecondo, quindi il tempo necessario e sufficiente per poter eseguire una semplice operazione matematica.
La nuova sfida è quindi legata alla stabilizzazione dei qubits: se non riusciremo nell’impresa di ottenere qubits in grado di garantire un mantenimento dell’informazione per un tempo ragionevole, l’informatica quantistica rimarrà solo un bel concetto astratto, un’utopia.
L’altro grande problema dell’informatica quantistica è l’imprecisione: per definizione stessa di informatica quantistica, una informazione quantistica non può essere letta con fedeltà assoluta (a causa del Principio di indeterminazione di Heisenberg).
Sarebbe quindi necessaria una quantità di energia enorme per ottenere la stessa informazione che otteniamo oggi con un normale elaboratore.
Ma quindi, perchè si persegue nel tentativo di trasformare l’informatica quantistica in realtà, se ad una prima superficiale occhiata sembra una cosa irraggiungibile?
Perchè, sempre per definizione di informatica quantistica, durante l’elaborazione un processore quantistico avrebbe precisione infinita, arrivando quindi ad eliminare in un sol colpo i problemi di overflow, arrotondamento e limiti inferiori e superiori che l’attuale architettura di calcolatori imponi alle variabili (si pensi, ad esempio, ai range all’interno dei quali si è costretti a lavorare con le normali variabili numeriche nei linguaggi di programmazione).
L’informatica quantistica è però una scienza ancora molto immatura e allo stato embrionale… ma del resto, secoli fa non si diceva che era impossibile per l’uomo volare? Perchè l’informatica quantistica dovrebbe essere diversa?
fonte > infobloggando








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